E’ forse un sogno aspettarsi che chi è stato storicamente vittima del male, conoscendone e riconoscendone la natura, decida di non sceglierlo? Noi ce lo chiediamo.

Oggi, per i bambini di Gaza.

Qualunque sia la genesi della solitudine umana non può che avere il volto di un bambino a cui è stata negata la protezione. E così, a catena, seguendo le note della musica di Itzhak Perlman che riempie l’aria di questa stanza, in una spirale di pensiero che non può essere fermata, quella parte di uomo adulto che non riesce ad accogliere tra le sue braccia il piccolo se stesso sputato al mondo resta ancora muto, cieco e quindi complice.

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Foto di Raffaella Pellicciolli ©

Testo di Francesca Di Bon Pellicciolli ©

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